Mariah Carey ha aperto una merceria in centro.

La prima volta che ho visto questo video ho pensato quali gravi danni può provocare una gravidanza gemellare unita all’eccesso di carboidrato. Alla seconda visione ho pensato semplicemente a cosa sarebbe Valeria Marini se anche noi avessimo un gèt-sèt. Ma alla terza visione ho solo pensato «Valeria Marini è più fine». Questa deve essere la settimana in cui si sfornano le meraviglie, perché è solo giovedì e già abbiamo avuto la visagista mitomane dei bassi napoletani e la ragazza cresciuta «in un certo perbenismo». Ed è solo giovedì, ecco.

Grazie a Benji via Gawker.

«La mia passione sono le madri povere.»

Avrei pagato qualunque cifra per assistere alle riunioni dello staff del sindaco Moratti per la preparazione della campagna elettorale. Mi sembra di vederlo, quel trust de cervelli intorno al tavolo, lei suprema, su un trono imponente, ad ascoltare tips del tipo «Iniziamo dal sito: è necessaria una grafica moderna, che renda l’immagine del sindaco più fresca, giovane, umana», «Le apparizioni pubbliche: deve sciogliersi, arrivare al cuore della gente, essere una simpaticona. Basta con quella rigidità un po’ snob, distante dal paese reale. Ecco, potrebbe ballare disinvolta, muovere le braccia con la scioltezza che le è propria, sorridendo come solo lei sa fare, mantenendo il suo sguardo intelligente e magnetico sulla platea. Quale occasione più ghiotta della festa della mamma
L’efficacia della campagna la sapremo più avanti, intanto un risultato è innegabile: Letizia Moratti è migliore di qualsiasi sua imitazione. E ce ne voleva.

 

È bellissimo, è a Palazzo Marino! (semicit.)

No, non è uno scherzo. È lei che è una gran simpaticona, è autoironica, è vicina alla gente, legge persino le fiabe dei poveri. Come tutte le altre sciure che scoprono l’internèt a sessant’anni e si rincoglioniscono completamente. Però vorrei una petizione on line, chessò, per abolire le aiuole poco colorate, i venditori ambulanti anoressici, gli immigrati bulimici. Per il resto è già perfetta. Qui.

 

Don’t act like a hungry tiger.

Cose che si scoprono all’alba di un nuovo anno: Jo Squillo è una giornalista, è stata una cantante e Paris Hilton è capace di una gentilezza d’animo che nessuno si sarebbe mai aspettato. Peraltro, arguta osservatrice e con una sensibilità non indifferente, capisce immediatamente di trovarsi di fronte ad un modello di donna in disperato bisogno di aiuto e le snocciola l’abc del Manuale di Tecniche di Seduzione, capitolo uno, paragrafo primo: tiratela un po’, anche se non te lo puoi permettere [traduzione di: evitati inutili imbarazzi e spiacevoli rifiuti, giocando d’anticipo].

Io lotto per voi, tapini.

La TV italiana è piena – se ne cade – di soggetti aberranti. Non certo per snobismo, la tv la guardo poco sì, ma nella lista dei programmi che seguo compaiono anche X Factor, L’isola dei famosi, a volte Amici. Oggi pomeriggio facevo zapping, canale 5, Barbara D’urso, Daniela Santanché. Che ci vuoi mettere di più? Un po’ di Islam, un crocifisso bistrattato, e hai riempito il pomeriggio. Ora, non entro neanche nel merito della polemica il crocifisso sì il crocifisso no (che se è quello il solo simbolo della nostra cultura titolato a stare appeso nelle aule, allora mi vien da pensare che stiamo davvero sottovalutando la storia della nostra cultura), e nemmeno nel merito degli imbarazzanti outfit della presentatrice (che meriteranno un approfondimento a parte) vorrei piuttosto soffermarmi sugli autorevoli interventi della Santanché, tra i pochi pregi della quale, c’è quello di collezionare Kelly di Hermés. Qualche settimana fa s’è recata a farsi menare ad una manifestazione islamica professando l’inopportunità del velo, nel modo più provocatorio possibile. Oggi è stata in grado di definire, in diretta nazionale, Maometto un poligamo pedofilo con mogli bambine. Ora io dico: se domani mi sveglio e me ne vado ad una manifestazione dei giovani di Forza Nuova, travestito da Lorella Cuccarini, insultando le loro madri e questi mi rompono le ossa della schiena, non è che poi sono così faccia tosta da ergemi ad eroe della libertà e a paladino dei diritti civili. Cioè certe cose lasciamole fare a Borghezio, che è più portato di noi. La Santanché, ci tiene a far sapere, vive sotto scorta, come Saviano. Però lei la scorta l’aveva anche prima, perché favolosamente ricca, anche quando la cosa più provocatoria che era stata in grado dire era stata “i tacchi, per me, sono delle protesi“.