«When something is too difficult, you have to give up. So that becomes the good choice. No regrets. Never.»

Il documentario è pieno di meraviglie e di cose tristi. Forse non è un capolavoro, ma racconta il Maestro attraverso gli occhi e la voce di chi l’ha più amato, di chi ha speso tutta la vita per renderlo meno infelice. Senza riuscirci.

«“He was a manic-depressive, absolutely,” Mr. Bergé said. “He was manic-depressive, exactly what the word means, manic and depressive. This means periods when he did every sort of thing crazy with happiness, and then the next day, it was blackness. It was depression that drove him towards alcoholism, and afterwards a little towards drugs. Voilà.”» Qui.

«I ciocorì? Non credo di averli mai assaggiati.»

Mentre una abbraccia l’inedita e nuovissima crociata contro l’anoressia – ché ormai lo sappiamo tutti che è colpa delle modelle e del fèscion system se l’anoressia esiste e prolifera – e aspettando la crociata contro i gruppi di facebook che incitano a menare le vecchie in fila al supermercato, o le cassiere stronze che ti guardano male se non prendi il sacchetto ecologico, l’altra regna sulla copertina del WSJ e non solo.

Qui c’è un video vecchiotto ma interessante, soprattutto per quelle persone di contenuto che fanno fatica a capire il lavoro e la personalità di questa sciagurata che guadagna tanti soldi occupandosi di frivolezze. Mentre milioni di bambini di colore scuro muoiono di fame.

Bentornato, Mr. Ford

Non saper da dove cominciare. Tutta un’esplosione di figaggine nucleare elevata all’ennesima potenza. Karen Elson che canta – perché essere fighe non basta – Daria Werbowy che ammicca, il compagno canuto in prima fila che applaude, Stella Tennant, Amber Valletta e Carolyn Murphy (le supermodel superstiti), Lauren Hutton e Julianne Moore  (il tocco intenso), Daphne Guinness (il tocco socialite), Lou Dillon (il tocco matta e alternativa), Liya Kebede (il tocco etnico) e Terry Richardson che zompetta qua e là con la camicia di flanella e, insomma, il name-dropping. Poi esce Beyoncé, e la figaggine è talmente ben diversificata, ragionata, che non le noti neanche i fianchi calibrati, né a lei né alla Roitfeld minore (minore, ovviamente, non solo in senso anagrafico). Infine lui, bello e sorridente si prende gli applausi e gli abbracci, come fosse una presentazione Avon a casa tra amiche.

Strega comanda colori

E dopo «il Mondo grida ottanio!», l’autorevole Repubblica ci svela, in anteprima assoluta, il colore che farà diventare tutte matte nel 2011: il rosa caprifoglio, il colore 18-2120 Honeysuckle! Lo dice il Pantone Center Institute, mica quegli sciammanati  di Vogue.  Una sfumatura energica e vitale che, aggiungerei, strizza l’occhio all’eleganza senza rinunciare alla praticità e comodità di tutti i giorni, per una donna decisa, sobria e che lavora. Insomma, son finiti i tempi del paprika caprioglio.