Breve resoconto di un soggiorno, nella Punta dello Stivale, non giunto neanche a metà della sua durata.

Anche quest’anno, le Hogan ortopediche (so che hanno un nome, ma ho sempre rifiutato di memorizzarlo, apprendimento selettivo presumo) si confermano prepotentemente come best seller di stagione. Per fortuna, i 21° di temperatura media hanno evitato il manifestarsi delle orde di Moncler (fake e semi-fake) a cui eravamo abituati. Ci sono però dei vantaggi a conoscere bene i costumi (da  intendersi come guardaroba) di un luogo nel quale si sta andando: tra questi, arrivare in aeroporto, fare il check-in e dirigersi al gate senza bisogno di guardare i monitor delle partenze, seguendo semplicemente i look e le vocali aperte . Le Timberland volano verso il Nord, le Hogan e le Rucoline – abbinate spesso a never-full-bag monogrammate – inesorabilmente verso il Sud, le Louboutin hanno voli principalmente internazionali. Esistono le eccezioni, ovviamente, come la Peek-a-boo che aspettava di essere imbarcata per Lamezia Terme. Gli svantaggi, comunque, risultano di gran lunga maggiori: una signora che, con buona pace della sicurezza e a causa dell’incompetenza della hostess di terra, si infila nel pulmino che ci porta sull’aereo con il biglietto del volo successivo e, con una tonalità di voce pronta a sfondare il muro del suono e con idioma non locale, rende tutti noi partecipi della furbata. Una volta a bordo iniziano le classiche tarantelle pre-natalizie su dove posizionare i bagagli a mano: c’è la tizia che ha comprato e incartato una batteria di pentole al completo, un altro con il peluche dello yeti in scala 1:1, insomma il concetto di bagaglio a mano va a farsi benedire, così come il mio panettone di Cova che finisce pressato, ammaccato e sgualcito, perdendo inesorabilmente tutto il suo fascino glam di costoso panettone per palati ricchi. Poi c’è chi, nostalgico delle gite scolastiche delle medie, ha il bisogno imprescindibile di viaggiare accanto all’amico del cuore, alla cugina, al conoscente perso di vista tanti anni prima e ritrovato all’imbarco: altra tarantella per far tutti contenti. Poi si decolla, 100 minuti di volo con il neonato che piange tre file più in là (neonato in senso strettissimo, sarà nato la stessa mattina, però proprio non si poteva non tornare dai parenti per le feste), e si atterra in uno degli aeroporti più piccoli del Paese, coi palazzi abusivi a 8 piani costruiti a bordo pista. Dopo 4 giorni di soggiorno, 2 kg presi (miglior regalo di Natale che potessi farmi) e una favolosa selezione di amici e parenti, ma di quelli che rivedi davvero volentieri, a rendere tutto più sopportabile. Anche se il 6 gennaio non è certo dopodomani.

4 pensieri su “Breve resoconto di un soggiorno, nella Punta dello Stivale, non giunto neanche a metà della sua durata.

  1. Caro Anchemeno,
    mi sarebbe piaciuto tanto che fossi stato con me il 23 in stazione centrale,non per farti un torto certo,bensì per rendere “l’attesa”(4 ore) tra i corpi delle migliaia di persone inferocite davanti al tabellone orari, più gradevole.
    Mi sarebbe piaciuto sorridere nel leggere ritardi pari a 400minuti; oppure, dopo 3 ore di attesa seduto in un treno in cui hai dovuto lottare con le unghie e con i denti per entrare, scoprire che quel treno non aveva neanche la locomotiva e che non sarebbe mai partito. So che solo tu saresti in grado di far ridere in momenti del genere.
    Beh in compenso, sui look dell’ InterCity per Crotone avresti potuto aprire un blog a parte: Trenitalia… Anche meno.
    love.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *