De l'Evian, s'il vous plaît.

Realizzare che quella è la città dove vorrei vivere, invecchiare e morire, nonostante il freddo, nonostante il vento (freddo). Nonostante Colette sia tutto un involucro meraviglioso con dentro niente di più che una bella selezione di CD e tecnologie di nicchia, pochissimi vestiti e tantissimi commessi. Lo realizzi appena arrivi a Charles de Gaulle, dove le hostess di terra non ti biascicano in romanesco, appena percorri i primi cento metri nel Marais e ti accorgi che il modello di borsa dominante è fatto in matelassé+catena+doppia C, appena percorri i primi cinque metri di Rue St. Honoré e vedi che il modello di scarpe dominante è fatto in suola rossa, appena entri nel bar più scrauso e il modello di acqua dominante è comunque l’Evian, e le cameriere in servizio sono le cameriere meglio vestite del pianeta. Prosegui le tue serate nei locali, dove tutti ti danno confidenza (no, a Milano è proibito approcciare ed essere approcciato da chiunque sia lì nello stesso locale in cui sei tu, con più o meno gli stessi fini), dove hai il privilegio di sperimentare il tuo picco di popolarità alla vigilia dei 27 anni, sentendoti per un paio d’ore il più figo del mondo. Continui a realizzarlo nelle visite ai musei, con tutto il programma di storia dell’arte del liceo appeso alle pareti, nella stronzagine dei camerieri che, quando ti diletti ad abbozzare un ordine in francese, ti rispondono comunque in inglese, perché sei cheap, o lo pronunci bene o stat’ a casa. Lo realizzi per la quantità inenarrabile di fighi e fighe strepitose che incontri bevendo il tè al Café de Flore, dove Anna dello Russo c’è stata la settimana prima, vestita Balmain e dicendo sicuramente le sue irresistibili eresie con cadenza pugliese. Al quarto giorno, ti chiudono su un aereo alle 19:15, ti sequestrano per tre ore perché l’aereo ha la fusoliera ammaccata (ulteriori spiegazioni non pervenute), con gli steward isterici che non riesco a infilare i cappotti tra un bagaglio e l’altro nelle cappelliere e, oltre 4 ore dopo, ti ritrovi a Malpensa. Ti ritrovi nella quasi realtà che avevi lasciato. Perché per arrivare alla vera realtà ti mancano ancora 85 euro di corsa taxi. Questo per dire che Parigi ha decisamente incontrato le mie preferenze.

9 pensieri su “De l'Evian, s'il vous plaît.

  1. un altro paio di mani da spellarmi, presto.

    i camerieri francesi, come ti distruggono la dignità con una sola occhiata. a volte mi sveglio ancora di notte urlando, sai?

  2. Tesorosan!
    ho adorato!!
    te l’avevo detto che avresti perso la testa!
    Parigi è un po’ come l’africa… ti resta dentro! adesso anche tu avrai “il mal di parigi” 😉

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