«E i ragazzi del trasloco per fare in fretta la trattavano male»

Uno torna dalle ferie, riprende a lavorare, un nuovo lavoro e un’immane tragedia: cambiare casa. Il trasloco. Otto anni da passare in rassegna, anni da buttare e anni da impacchettare. Più scatole fai e più ne servono. Più sacchi neri riempi e più ne servono. Già dopo tre scatoloni realizzi le grandi verità che nessuno ti ha mai detto. Che tendi a non buttare niente: per niente intendo neanche gli scontrini del 1993, nemmeno le carte d’imbarco del 2001, neanche il tappo della sciampagna stappata al tuo ventesimo compleanno. Tendi a conservare il sapere accademico: appunti dei tempi dell’università di materie mai studiate a dovere, dispense di esami poi rimossi dal piano di studi, libri immondi su discipline immonde in cui hai preso voti immondi. Tendi a farti un archivio vintage che di vintage non ha niente: magliette mai messe e che mai metterai, pantaloni mai messi  e che mai metterai, mutande, beh, mutande che vi risparmio. Ho visto capispalla di cui rinnego la paternità, calzature delle quali non posso riferire. Tendi a conservare una memoria fotografica che ha il solo scopo di umiliarti: foto che ti ricordano quando riuscivi a essere più brutto di oggi, più mal vestito di oggi, da farti venir voglia di entrare in quelle fotografie solo per prendere a sberle quell’adolescente che di bello aveva solo la pelle.

Poi arriva un momento in cui ritrovi delle chicche. Che ti commuovono. Una borsa di Miu Miu, il tuo primo acquisto costoso, la prima borsa di studio ben investita. E 80 euro persi chissà quando, che pazienti ti hanno aspettato tanti anni, solo per essere più sapientemente spesi.

Va bene, tutti hanno traslocato nella vita, ma io proprio non meritavo tanto sbattimento.

5 pensieri su “«E i ragazzi del trasloco per fare in fretta la trattavano male»

  1. Oh, ma io le foto da adolescente le tengo. Sono quelle di oggi che butto, testimoni impietose del mio amore smodato per le tagliatelle, del passare del tempo sui miei ricci ormai smosciati, del fatto che un solo nanetto nella mia pancia è bastato a rendere irrimediabile lo sfacelo.
    Non è ben peggio?

  2. Ma come??!!! non puoi parlare male delle foto, sono i ricordi del nostro passato. A me poi che ho una sorta di autismo nell’archiviarle: tutte rigorosamente in ordine cronologico in albuniti tutti di dimensioni uguali; ogni foto ha riportato sulla stessa dietro e su un’etichettina sulla plastica dell’albumino davanti DATA, NOME DI CHI C’E’ SOPRA E LUOGO; e allo stasso modo archivio tutti i negativi di una volta e i cd di oggi stampando anche su un A4 tutte le foto contenute nei singoli cd…somo matta???

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *