«You don’t lip-sync like those other girls»

Ieri sera, durante lo Spettacolo di Lady Gaga, mi sono venute in mente milioni di cose da scrivere. Le ho rimosse quasi tutte nelle due ore esatte spese al gelo dopo il concerto, aspettando dei maledettissimi autobus navetta in mezzo a migliaia di persone con pochissimi neuroni a loro disposizione. C’era il marito che cercava di tirare la moglie sul pullman impedendo agli altri di salire, la folla inferocita e da me capitanata che lo insultava, una cretina bionda che esponeva bizzare teorie sull’improbabile prolungamento di orario della metropolitana, amici gelati e affamati coi quali ridere per la disperazione e i piedi in cancrena. Oggi quindi ricordo ben poco.  Solo che è stato uno spettacolo meraviglioso, che Lady Gaga ha persino una bella voce, che non è né magra né bella, né mai ben vestita ma solo travestita, che mangia le teste alle barbie lanciate sul palco mentre saluta nonno Gìuseppi che – poraccio – ha stirato le gambe qualche mese prima. Ha cambiato travestimento talmente tante volte che dopo la prima ora ho perso il conto. E se ho perso il conto io vuol dire che erano davvero tanti quei costumi. Ma più numerosi dei cambi d’abito sono stati i monologhi. Parla, straparla, ringrazia mille mila volte i piccoli mostri, racconta di quand’era al liceo ed era la nerdy in mezzo alle Bergdorf blondes dell’Upper-East-Side, quelle che la prendevano in giro perché culona e mal vestita, quelle che ora probabilmente sono in mezzo agli oltre 24 milioni di utenti facebook che hanno cliccato like nella sua fan page. Ennesima sintesi della rivincita delle cesse, seppur nate ricche e logisticamente avvantaggiate nel cuore di quell’isoletta minore che risponde al nome di Manhattan. E’ genio e finta-sregolatezza, persino quando si atteggia a matta e dissociata, andando ben oltre il senso del ridicolo, dà l’impressione  di farlo in modo ragionato. Quando poi ha cantato Speechless, per me che ho una cultura musicale talmente irrilevante che forse solo di calcio ne capisco meno, è stato bellissimo vederla compiere un’impresa titanica: svecchiare, seppur solo per trenta secondi, Giorgio Armani. Negli stessi istanti ricevevo un sms da un amico, allontanatosi momentaneamente per bere, con scritto «ti sta ferendo, vero?». Purtroppo, puntuale come sempre la batteria dell’iPhone è morta due secondi dopo, ma avrei voluto rispondere «Vabbè, ma McQueen è morto. Era perfetto, ma è morto». E se sposi il mainstream mica telefoni a Gareth Pugh.

7 pensieri su “«You don’t lip-sync like those other girls»

  1. Devo dire che con il tempo stai diventando sempre più buono. Questa cosa non è da te e mi disorienta un po’. Per questo volevo chiederti se ti va di andare a picchiare un barbone domani sera. Magari travestiti da fatine bianche.
    Si potrebbe fare anche stasera, ma ho il concerto di Lady Gaga.
    Ciao.

  2. …più che buono direi sentimentale…ma fossi in voi non dimenticherei, oltre alle due ore fuori dal palazzetto, l’altra ora passata ad attendere il taxi….

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