Perché non c’è mai un John Galliano nei paraggi quando serve.

Insomma niente vizi da star, come andare alle sfilate e fare shopping?

«Guardi, le rispondo perché sono una persona gentile, ma voi giornalisti fate sempre le stesse domande: è vero, gli impegni pubblici e mondani mi costringono a seguire la moda con una certa attenzione, ma restituisco sempre gli abiti che indosso in occasione di una première. E nella vita quotidiana cerco di applicare la regola “no-buying-anything-new”: non compro niente di nuovo finché non ho i buchi nelle scarpe. Vestirmi è solo un gioco, niente di importante. Perché ora non facciamo una conversazione intelligente?»

L’intervista all’attrice-premio-oscar-parlo-67-lingue-laureata-a-harvard-mica-pizzi-e-fichi è qui. Il briefing di Galliano qui.

20 pensieri su “Perché non c’è mai un John Galliano nei paraggi quando serve.

  1. galliano è impegnato: l’ho mandato a dare dell’ebreodimmmerda ad harvey (mi ha chiamato dicendo «ma dice che anche aronne»; gli ho detto di rispondere «aronne ha il nostro permesso di essere giudeo, tu no»)

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  2. galliano è impegnato: l’ho mandato a dare dell’ebreodimmmerda ad harvey (mi ha chiamato dicendo «ma dice che anche aronne»; gli ho detto di rispondere «aronne ha il nostro permesso di essere giudeo, tu no»)

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  3. «Girando Brothers con Tobey McGuire e Jake Gyllenhaal, da vegetariana che ero, sono diventata completamente vegana. Sul set, Tobey aveva uno chef personale che preparava ogni giorno pietanze straordinarie: falafel con ceci, intingoli a base di cipolle, coriandolo, cumino, prezzemolo e succo di limone. La conferma di essere nel giusto l’ho avuta leggendo l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer (Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, Guanda): siamo tecnologicamente troppo avanzati per aver bisogno di distruggere le nostre risorse, soprattutto quelle affettive.» Dategli, porco dio, delle brioche.

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  4. «Girando Brothers con Tobey McGuire e Jake Gyllenhaal, da vegetariana che ero, sono diventata completamente vegana. Sul set, Tobey aveva uno chef personale che preparava ogni giorno pietanze straordinarie: falafel con ceci, intingoli a base di cipolle, coriandolo, cumino, prezzemolo e succo di limone. La conferma di essere nel giusto l’ho avuta leggendo l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer (Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, Guanda): siamo tecnologicamente troppo avanzati per aver bisogno di distruggere le nostre risorse, soprattutto quelle affettive.» Dategli, porco dio, delle brioche.

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