«Le interviste di Miuccia Prada sono tutte uguali.»

Questa invece no. Incollo qui di seguito il passaggio che più ho amato, che più condivido, che più tutto.

È vero che è più facile trovare una persona che capisca d’arte che una che capisca di moda?

“Verissimo. Non c’è paragone. Di moda non capisce quasi niente nessuno, con la profondità richiesta. Un conto è la moda come immaginario sociale o fenomeno di costume. Ma la moda, come fare le penne o le macchine, è una questione di migliaia di dettagli. Quando mi chiedono “Come si fa a vestirsi bene?”, rispondo: studia”.

Il resto qui.

Qualora invece voleste far parte di quel grandioso circolo culturale e di contenuti che è il fan club delle sue caviglie, qui.

«Lo sai che saper pilotare ti aiuta tantissimo?»

Sogno un one-woman-reality con Eleonora Brigliadori e il suo percorso spirituale come protagonisti.  Martedì mi sono perso questa meravigliosa performance e se mi avessero chiesto di attribuire la frase «dopo la vita è volo-a-vela di luce e io so pilotare» avrei risposto senza alcun dubbio: è un verso di Tiziano Ferro.

«You don’t lip-sync like those other girls»

Ieri sera, durante lo Spettacolo di Lady Gaga, mi sono venute in mente milioni di cose da scrivere. Le ho rimosse quasi tutte nelle due ore esatte spese al gelo dopo il concerto, aspettando dei maledettissimi autobus navetta in mezzo a migliaia di persone con pochissimi neuroni a loro disposizione. C’era il marito che cercava di tirare la moglie sul pullman impedendo agli altri di salire, la folla inferocita e da me capitanata che lo insultava, una cretina bionda che esponeva bizzare teorie sull’improbabile prolungamento di orario della metropolitana, amici gelati e affamati coi quali ridere per la disperazione e i piedi in cancrena. Oggi quindi ricordo ben poco.  Solo che è stato uno spettacolo meraviglioso, che Lady Gaga ha persino una bella voce, che non è né magra né bella, né mai ben vestita ma solo travestita, che mangia le teste alle barbie lanciate sul palco mentre saluta nonno Gìuseppi che – poraccio – ha stirato le gambe qualche mese prima. Ha cambiato travestimento talmente tante volte che dopo la prima ora ho perso il conto. E se ho perso il conto io vuol dire che erano davvero tanti quei costumi. Ma più numerosi dei cambi d’abito sono stati i monologhi. Parla, straparla, ringrazia mille mila volte i piccoli mostri, racconta di quand’era al liceo ed era la nerdy in mezzo alle Bergdorf blondes dell’Upper-East-Side, quelle che la prendevano in giro perché culona e mal vestita, quelle che ora probabilmente sono in mezzo agli oltre 24 milioni di utenti facebook che hanno cliccato like nella sua fan page. Ennesima sintesi della rivincita delle cesse, seppur nate ricche e logisticamente avvantaggiate nel cuore di quell’isoletta minore che risponde al nome di Manhattan. E’ genio e finta-sregolatezza, persino quando si atteggia a matta e dissociata, andando ben oltre il senso del ridicolo, dà l’impressione  di farlo in modo ragionato. Quando poi ha cantato Speechless, per me che ho una cultura musicale talmente irrilevante che forse solo di calcio ne capisco meno, è stato bellissimo vederla compiere un’impresa titanica: svecchiare, seppur solo per trenta secondi, Giorgio Armani. Negli stessi istanti ricevevo un sms da un amico, allontanatosi momentaneamente per bere, con scritto «ti sta ferendo, vero?». Purtroppo, puntuale come sempre la batteria dell’iPhone è morta due secondi dopo, ma avrei voluto rispondere «Vabbè, ma McQueen è morto. Era perfetto, ma è morto». E se sposi il mainstream mica telefoni a Gareth Pugh.

Effetti collaterali di un abusivismo per il quale non esiste alcuna sanatoria. L'abusare del proprio ego.

Categorie dello spirito in cui ci si imbatte lasciando il culo a casa meno del dovuto:

L’Arrizzacazzi: impiegare 72 ore per rispondere, con messaggio non richiesto, ad una mitragliata di complimenti fatti in stato pre-coma etilico e musica assordante in sottofondo; mitragliata di complimenti che avrebbe lasciato indifferente chiunque altro, ma non il soggetto arrizzacazzi. A onor di cronaca: per essere arrizzacazzi bisogna essere fighi e, il soggetto in questione, lo è oltre misura. Lo è, punto. Questo per dire che bisogna esserne, in una certa misura, titolati. Arrizzacazzi non ci si improvvisa.

L’eterno adolescente nato prima dei ’70: è il soggetto che, tra tutti i numerosissimi soggetti che non sono stati in grado di reggere l’urto del tempo, ha avuto la scellerata incoscienza di ancorare il suo look (?), la sua attitudine a quella difficile e fastidiosa fase regressiva umana che è l’adolescenza. L’eterno adolescente nato prima dei ’70 va a ballare e importuna noi che l’adolescenza l’abbiamo salutata ieri l’altro.

Temo seguiranno altre puntate, il mondo è bello perché è avariato.