«Papà, papà, mi compri un fratellino?» «Chiedilo a tuo padre»

Perché si sa che ai ricchioni piace molto lo shopping,  spendere i soldi nei negozi alla moda. Il loro potere d’acquisto è mediamente maggiore rispetto a quello dell’eterosessuale medio.  Quindi mi pare assolutamente chiaro che «Là dove le adozioni da parte di coppie gay sono consentite […] è esplosa la compravendita di bambini e bambine». Lo dice Giovanardi, che ne sa una più del diavolo, da buon sottosegretario alla famiglia cristiana.

I grandi marchi del lusso hanno già mandato in produzione costosi bambini griffati. Pare che Louis Vuitton stia già pensando a una nuova serie di bambini monogrammati o damier, Bottega Veneta proporrà modelli di intrecciato, pezzi unici di altissimo artigianato. Frida Giannini potrebbe pensare a cuccioli d’uomo con morsetto già incorporato.

E per chi non può permettersi di comprare un bambino full-price ci saranno gli outlet village o i Paesi Poveri. Per i pezzi di ricambio.

Nuove tendenze Fall-Winter 2010

Mi travesto da povera. Tolgo i Prada da giorno e, col calar della notte, indosso dei pronto-moda (che la mia colf mi fa arrivare direttamente dai migliori prontisti di Reggio Emilia) e mi avventuro al di fuori del quadrilatero, spingendomi addirittura parecchi metri al di là di San Babila.

Letizia Moratti. Un sindaco-coraggio.

I bianchi dopo cena. Serviti freddi.

Antonella: ma soprattutto la ** ***** mi sta facendo fare un programma di recupero

franci: di recupero per cosa?

Antonella: devo dimostrare di aver frequentato almeno due etero a settimana

franci: vabbè, ma inventa nel caso

Antonella: eh, ma quella è furba, vuole le prove. e poi lo fa per me (ahahaha)

franci: you don’t need any kind of help. la caccia agli etero si apre a settembre, che non lo sai? col caldo svernano nel weekend, rimangono solo i poveri e io ai poveri non ti ci do.

Antonella: ai poveri no, voglio sperare. (comunque a me oggi stanno un po’ tutti sul cazzo)

Dund: (a me tutti i giorni, ma non ditelo a nessuno! è un segreto che non faccio trapelare mai)

Antonella: (soprattutto quel coglione che mi ha spinto)

franci: chi ti ha spinto?

Dund: quello alla fermata

Antonella: non ti ha detto matteo?

Dund: possa gettare il sangue

Antonella: mi hanno spinto alla fermata del tram, mi hanno fatto cadere a terra con borsa e tutto

franci: ma che cafoni!

Antonella: e ovviamente il tipo è salito sul tram e mi ha lasciato lì

Dund: MILANODIMMERDA

Antonella: a terra, con sbrego nei jeans e graffi vari. no, vabbè, i coglioni sono ovunque

franci: MILANO-VENDE-MODA ti butta per terra. nessuna vecchia ti ha soccorso?

Dund: a roma certe cose non succedono [esplosioni multiple di registratori di risate]. io mi vedevo già decapitato sulle rotaie

franci: a Roma le romene ti conficcano gli ombrelli nell’occhio e muori di emorragia. ve lo siete dimenticati?

Antonella: no, era pausa pranzo, a quell’ora i vecchi muoiono, se escono di casa

franci: povera stella. ma ti sei fatta segni in faccia?  cose visibili? no, dico, che nel w-end dobbiamo uscire.

Dund: e un giovane, anche non etero, che ti soccorresse?

Antonella: nessuno

franci: uno col bel fisico e la patta generosa neanche?

Antonella: né segno né giovine non etero

franci: ma che schifo però.

Antonella: eh

China. Non l’amica di Brenda.

Dopo New York,  e l’entusiasmo da small town boy profuso in tutti i mari e in tutti i laghi, c’è stata Shanghai. E poi Singapore.

Shanghai è quel posto in cui ne vedi tante di cose. Costruiscono un grattacielo di millemila piani in meno di un semestre. Tengono gli squali – vivi – nell’acquario di una discoteca al ventiquattresimo piano. I taxi costano talmente poco, ma talmente poco che, per quanto uno si impegni prendendolo anche per attraversare la strada, non si riesce mai a spendere più di cinque euro. I tassisti non parlano, non sentono e non leggono nessuna lingua all’infuori del loro cinese. Per nessuna lingua intendo neanche il cinese non madrelingua. Puoi aver studiato 20 anni cinese, niente, loro non ti capiscono. I negozi di lusso sono di lusso. Per esempio, il negozio di Chanel al Peninsula somiglia all’idea di paradiso che avevo da bambino, con gli angeli magri che portano tracolline matelassé al posto delle ali e candide camelie al posto del cuore. E’ tutto scintillante e tutto favolosamente costoso. Poi giri l’angolo e trovi un botteghino fetido con la signora che ci vive dentro, nel senso che sono aperti notte e giorno e hanno la brandina dietro al bancone. Giri un altro angolo e ti ritrovi dentro un centro commerciale squallidissimo, con centinaia di negozi grandi la metà di un garage, dove ti vendono tutto il falsificabile possibile (borse, orologi, scarpe, vestiti, spille e presumo anche organi interni a buon mercato). People’s Square è talmente grande che Piazza Duomo a Milano ti sembra grande quanto camera tua. La French Concession, il quartiere residenziale con meravigliose vie alberate, le case basse e antiche, e gli antiquari economici. Gli expat non si mischiano coi cinesi. Ma forse sono più i cinesi a non mischiarsi con gli expat, come in italia, come nel resto del mondo. Li noti solo perché sono tantissimi. Alcuni di loro sputano ovunque, ruttano. Per alcuni intendo la loro minoranza, che corrisponde pressappoco a un numero pari all’intera popolazione italiana. Quindi troppi sputatori liberi. Insomma, è tutto esagerato. Nel bene e nel male.

Singapore. La Svizzera d’Oriente. Efficientissima, pulitissima, noiosissima. Esteticamente perfetta, grattacieli immersi nel verde, uccelli tropicali sull’asfalto, fiumi veri e artificiali. Un immenso parco giochi per ricchi, dove non puoi fumare camminando, ma solo vicino a posaceneri giganti, dove non vedi un mozzicone di sigaretta in un raggio di chilometri. Dove però se sei maschio e ti piace il pisello vai in carcere per due anni. Dove però se sei donna e ti piace la patata stai più serena, ché almeno non è reato. Trentaquattro gradi costanti, con il mille per cento di umidità. Sudi respirando. Dimagrisci sudando.