«Le interviste di Miuccia Prada sono tutte uguali.»

Questa invece no. Incollo qui di seguito il passaggio che più ho amato, che più condivido, che più tutto.

È vero che è più facile trovare una persona che capisca d’arte che una che capisca di moda?

“Verissimo. Non c’è paragone. Di moda non capisce quasi niente nessuno, con la profondità richiesta. Un conto è la moda come immaginario sociale o fenomeno di costume. Ma la moda, come fare le penne o le macchine, è una questione di migliaia di dettagli. Quando mi chiedono “Come si fa a vestirsi bene?”, rispondo: studia”.

Il resto qui.

Qualora invece voleste far parte di quel grandioso circolo culturale e di contenuti che è il fan club delle sue caviglie, qui.

«When something is too difficult, you have to give up. So that becomes the good choice. No regrets. Never.»

Il documentario è pieno di meraviglie e di cose tristi. Forse non è un capolavoro, ma racconta il Maestro attraverso gli occhi e la voce di chi l’ha più amato, di chi ha speso tutta la vita per renderlo meno infelice. Senza riuscirci.

«“He was a manic-depressive, absolutely,” Mr. Bergé said. “He was manic-depressive, exactly what the word means, manic and depressive. This means periods when he did every sort of thing crazy with happiness, and then the next day, it was blackness. It was depression that drove him towards alcoholism, and afterwards a little towards drugs. Voilà.”» Qui.