«I ciocorì? Non credo di averli mai assaggiati.»

Mentre una abbraccia l’inedita e nuovissima crociata contro l’anoressia – ché ormai lo sappiamo tutti che è colpa delle modelle e del fèscion system se l’anoressia esiste e prolifera – e aspettando la crociata contro i gruppi di facebook che incitano a menare le vecchie in fila al supermercato, o le cassiere stronze che ti guardano male se non prendi il sacchetto ecologico, l’altra regna sulla copertina del WSJ e non solo.

Qui c’è un video vecchiotto ma interessante, soprattutto per quelle persone di contenuto che fanno fatica a capire il lavoro e la personalità di questa sciagurata che guadagna tanti soldi occupandosi di frivolezze. Mentre milioni di bambini di colore scuro muoiono di fame.

«I only wear the latest thing. It’s my job»

Certo. Noi siamo per il cambiamento, noi siamo per il non fossilizzarsi, noi siamo per il guardare sempre avanti. Però è finita un’epoca, almeno a Vogue Francia. L’epoca dei bustier traforati di Azzedine Alaïa, del make-up perfettamente sfatto, di meravigliose ginocchia nude in prima fila, dell’animalier magistralmente portato, insomma, l’epoca della superiorità della Signora Roitfeld, che dichiarava «I never wear jeans. Jeans are for my assistants».  La nuova Carine infatti è tanto carina, tanto stylish, ma così tanto democratica: «I love jeans. I wear a lot of jeans». Fortunatamente, finché c’è Kaiser Karl c’è speranza. Finché c’è Kaiser Karl nessuna fashion victim di provincia aspirerà invano.

Bentornato, Mr. Ford

Non saper da dove cominciare. Tutta un’esplosione di figaggine nucleare elevata all’ennesima potenza. Karen Elson che canta – perché essere fighe non basta – Daria Werbowy che ammicca, il compagno canuto in prima fila che applaude, Stella Tennant, Amber Valletta e Carolyn Murphy (le supermodel superstiti), Lauren Hutton e Julianne Moore  (il tocco intenso), Daphne Guinness (il tocco socialite), Lou Dillon (il tocco matta e alternativa), Liya Kebede (il tocco etnico) e Terry Richardson che zompetta qua e là con la camicia di flanella e, insomma, il name-dropping. Poi esce Beyoncé, e la figaggine è talmente ben diversificata, ragionata, che non le noti neanche i fianchi calibrati, né a lei né alla Roitfeld minore (minore, ovviamente, non solo in senso anagrafico). Infine lui, bello e sorridente si prende gli applausi e gli abbracci, come fosse una presentazione Avon a casa tra amiche.

«Children, you see, are what happen when a poor person has sexual intercourse with another poor person and they produce what doctors now call a baby.»

«Once upon a time there was a couple of hideous bourgeois children by the names of Hansel and Gretel. They were very fat. Their parents, who were hip German architects, said- “Hansel und Gretel! If you don’t get in line with the minimalist aesthetics of our houses, we will kick you into the forest!”, so they only have five slices of salami for breakfast, as opposed to 10, and so on.»

Il resto qui.