«Aveva dovuto dire di no perché stavamo cominciando a lavorare su “Domenica In”»

Un Paese di mitomani, coi Michael Jackson che copiano gli Al Bano Carrisi e le Beyoncé che copiano le Cuccarini. Non solo nelle performance, ma anche su cose ben più importanti: «e 5-6 anni dopo, quando Julia Roberts indossò lo stesso abito alla Notte degli Oscar, se ne parlò per giorni. Insomma il Festival si conferma vetrina internazionale fondamentale.» E trovo meravigliosa quest’immagine di Julia Roberts che guarda il Festival di Sanremo e – rimanendo sdivanata per non perdersi le nuove proposte – si fa chiamare Valentino dalla servitù per dirgli: «Voglio il vestito indossato da quella dea bionda! It must be mine!»

Comunque, nell’attesa del giorno in cui ci verranno a dire che Oprah Winfrey trae ispirazione per i suoi talk show da Federica Panicucci e Paola Perego, Beyoncé ci dimostra tutta la superiorità del suo campionato, del suo ritmo nel sangue e del suo budget.

Mancava un pezzo.

Hai la camera a soqquadro, con una montagna di vestiti distribuiti su due letti. Fai la caccia al tesoro per trovare due stracci degni di essere indossati, perché neanche ti ricordi l’ultima volta in cui hai avviato una lavatrice. Sudi e smadonni finché una maglietta bianca salta fuori per salvarti la serata. Ed è nella stessa sera che un mentecatto in bici ti passa con la ruota sulle scarpe, insultandoti, ché ormai i marciapiedi sono piste ciclabili e tu-stronzo-scànsati. Arrivi in anticipo al cinema, gli amici sono in ritardo, leggi tutte le locandine, passi in rassegna i froci che escono dal primo spettacolo e ti convinci che no, non vive in questa città il tuo futuro marito. Ti rimane ancora del tempo per scrivere un post senza contenuti, attraversare la strada schivando una merda e accomodarti in sala a film già iniziato.
Ma è stato un bel film.

Effetti collaterali di un abusivismo per il quale non esiste alcuna sanatoria. L'abusare del proprio ego.

Categorie dello spirito in cui ci si imbatte lasciando il culo a casa meno del dovuto:

L’Arrizzacazzi: impiegare 72 ore per rispondere, con messaggio non richiesto, ad una mitragliata di complimenti fatti in stato pre-coma etilico e musica assordante in sottofondo; mitragliata di complimenti che avrebbe lasciato indifferente chiunque altro, ma non il soggetto arrizzacazzi. A onor di cronaca: per essere arrizzacazzi bisogna essere fighi e, il soggetto in questione, lo è oltre misura. Lo è, punto. Questo per dire che bisogna esserne, in una certa misura, titolati. Arrizzacazzi non ci si improvvisa.

L’eterno adolescente nato prima dei ’70: è il soggetto che, tra tutti i numerosissimi soggetti che non sono stati in grado di reggere l’urto del tempo, ha avuto la scellerata incoscienza di ancorare il suo look (?), la sua attitudine a quella difficile e fastidiosa fase regressiva umana che è l’adolescenza. L’eterno adolescente nato prima dei ’70 va a ballare e importuna noi che l’adolescenza l’abbiamo salutata ieri l’altro.

Temo seguiranno altre puntate, il mondo è bello perché è avariato.